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Storia della nostra Parrocchia

CENNI STORICI

Noventa è ancora oggi, in epoca di grande espansione industriale e di rapida trasformazione edilizia, uno dei più conservati paesi della "riviera" ed uno dei più belli, in senso assoluto della campagna veneta. Ciò lo si deve alla presenza di numerose ville antiche ma anche di particolare conformazione del paese che presenta ancora larghe zone di verde tra i nuclei abitati. Alcune delle sue antiche ville, inoltre, sono disposte lungo assi panoramici di particolare bellezza, come quello che include la chiesa Parrocchiale, e Noventa si presenta quindi da più parti con larghe visuali accoglienti. Eppure questo centro, che per la sua struttura può essere ritenuto esemplarmente moderno, ha origini molto antiche. Noventa è nominata già nel 917, insieme ad altri paesi del contado padovano, in un diploma di Berengario, in cui l'imperatore confermava ai canonici di Padova la proprietà dei beni esistenti in quei territori. La ritroviamo citata nel 964 in un documento del vescovo Ildeberto e ancora nel 1027 e 1055 in altre carte riguardanti l'imperatore Corrado II. Nel 1054 il vescovo di Padova Bernardo donava ai Canonici quattro masserie sulla riva del brenta con l'obbligo di provvedere con il ricavato delle vendite all'illuminazione del Duomo. Nel 1095 Noventa è nominata ancora per l'esistenza di un porto sul Brenta e per le gabelle che vi si pagavano. Un tempo infatti il Brenta scorreva molto prossimo al paese presso l'attuale villa ex Valmarana, e solo le successive e relative recenti rettifiche fatte al suo corso l'hanno separato da Noventa. Allora la località era la più comoda per il movimento delle merci dirette a Padova, tanto è vero che, nel 1209 i padovani scavarono un canale, l'attuale Piovego, per congiungere il corso del Brenta alla città. Successivamente le notizie su Noventa si fanno più particolareggiate. Nel 1239 Agnese, sposa di Federico II fu ospite in un castello che qui sorgeva. Si dice che lo stesso imperatore qui venisse volentieri a caccia. Più tardi il castello dei Dalesmanini fu atterrato da Ezzelino e le sue rovine si vedevano ancora nel secolo XV. Sorgeva ove si trova ora la villa ex Valmarana. E' soprattutto a partire dal secolo XV che Noventa si popola di nuove dimore e ville famose. Dal rifacimento di un edificio cinquecentesco è stata per esempio ricavata la settecentesca villa Cappello - Collizzolli a fianco della canonica: nel 1508 si stabilì a Noventa un convento di frati del 3° ordine francescano, che aveva sede davanti l'odierno municipio e che venne soppresso nel 1769. Origini secentesche ha la villa Todeschini (restaurata nel 1733 e nel 1814), ma in particolare nel Settecento sono cresciuti numerosi edifici, prima fra tutti la villa Giovanelli; di seguito la villa Grimani-Valmarana, la villa ex Giustiniani, la villa Manzoni, la villa Saccomani, con l'osservatorio costruito nel secolo scorso dall'astronomo Giovanni Santini ecc...

Immagini del paese

LA CHIESA

La sua importanza è certo collegata alla floridezza ed all'elevata vita spirituale del centro. In questo paese frazionato in tante proprietà la chiesa fu per secoli l'unico luogo pubblico, e che la sua bellezza nata da tutto che l'arte più aristrocatica poteva mettere a disposizione, era anche ciò che più concretamente la classe più ricca metteva a disposizione di quella più povera. Ma non è tutto, la chiesa è il luogo dove si perpetuano i ricordi più cari e più sacri di una vita: le nascite, le feste, i lutti, il luogo ove si assomamno e si riconoscono le memorie delle generazioni. Si pensi al significato di una immagine, di una statua e di un altare, che i padri, i figli, i nipoti di una comunità hanno fissato, uguale, nelle vicissitudini del tempo. La prima notizia di una chiesa a Noventa, dedicata ai Ss. Pietro e Paolo, si ricava da una visita pastorale del 1454. Il centro era divenuto sede di parrocchia nel 1453. La chiesa era allora di dimensioni piuttosto modeste ed aveva la facciata rivolta a occidente (al contrario di adesso). L'attuale chiesa venne costruita nel 1747, e, dedicata pure ai Ss. Apostoli Pietro e Paolo, venne consacrata il 6 luglio 1749 dal Cardinale Carlo Rezzonico, poi Papa col nome di Clemente XIII. Non ne conosciamo l'autore della struttura architettonica che non dovette essere tuttavia di mediocre capacità e che diede all'edificio un'impronta molto semplice seguendo il gusto classicheggiante che si ritrova nei maggiori architetti veneti di questo periodo come il Massari o il Preti. La facciata è molto equilibrata entro un disegno elementare delle parti che la compongono: i pilastri, il portale, le nicchie, il timpano. Una particolare attenzione meritano il coronamento del portale e le curve cornici di gusto rococò che decorano sia il timpano che le superfici speculari della facciata. Anche le nicchie e le statue recano un movimento chiaroscurale all'insieme. Le fonti assegnano queste statue, e quelle sopra il timpano, allo scultore padovano Pietro Danieletti che è pure l'autore dell'altar maggiore all'interno, ma a ben guardare si nota una certa differenza tra le due statue delle nicchie, gli angeli del portale, e le figure del coronamento. Sono queste ultime infatti ad avere più strette analogie con quelle interne dell'altare e con le opere in genere del Danieletti mentre le prime due mostrano grandi affinità con opere di un altro scultore molto attivo nei primi decenni di quel secolo nel padovano: Giovanni Bonazza.

INTERNO

ll'interno la chiesa presenta una navata unica, di forme rettangolari, spaziosa e luminosa, coperta da un soffitto piano appena curvato ai lati verso le pareti. Originariamente l'interno era ancora più semplice, perché mancavano le incorniciature dipinte che sono state eseguite nel 1953. La parete d'ingresso è movimentata dall'alto organo e da una cantoria che si distende lungo quasi tutta la larghezza della chiesa con un lieve movimento curvo. Su questa cantoria si trovano tre tele rappresentanti la "Moltiplicazione dei pani e dei pesci", "Cristo e l'adultera" e "L'incontro con Zaccheo". Sono opera di pittore settecentesco di cui si ignora il nome. Entrando nella chiesa va subito notata l'acquasantiera di sinistra, del secolo XVI, molto elegante che, insieme ai cancelli del Fonte Battesimale ed alla balaustrata, appartenevano al Convento Francescano di cui abbiamo fatto cenno. Su una nicchia alta nella parete si trova una Madonna con Bambino, in marmo, che si può attribuire con certezza a Giovanni Bonazza. A Noventa G. Bonazza scolpì anche alcune statue in pietra nel giardino di villa Cappello. Questa Madonna che può essere datata intorno al 1710 è una delle sue opere più belle nel genere: alla raffinatezza estrosa del rococò unisce una particolare semplicità e cordialità di espressione. La statua si trovava un tempo sull'altare a sinistra dell'abside ove ora è posta la statua di S. giuseppe. Sulla parete di destra invece, dirimpetto alla Madonna del Bonazza, abbiamo una tela con la Madonna del Carmine tra vari Santi che intercede per le anime purganti; l'opera pur essendo di qualche interesse, non presenta pregi notevoli. Segue l'altare della Madonna, un tempo dedicato a S. Giovanni Battista, del 1580. L'altare successivo dedicato a S. antonio, serviva un tempo al culto dei Ss. Sebastiano e Rocco. Ricordiamo infine la Via Crucis, opera ottocentesca, datata 1869 secondo una nota del registro parrocchiale. La stessa nota attribuisce la Via Crucis a Francesco Hayez, e l'attribuzione è di un certo interesse anche se mancano dati più sicuri, perché ci rivela che si ebbe anche in passato coscienza della qualità di tali opere. Il Crocifisso che si venerava assieme ai Ss. Antonio e Bovo dove ora c'è l'altare dedicato al Sacro Cuore, si trova nel presbiterio e prima ancora era stato messo nell'Antisagrestia, proviene dall'oratorio dei Muneghina.

SOFFITTO

Nel soffitto abbiamo un grande affresco che rappresenta il Martirio e il Trionfo dei Ss. Pietro e Paolo. Si tratta di un'opera che conserva ancora certi caratteri tardosettecenteschi affini alla pittura di G.B. Canal. Ritroviamo in questi dipinti l'ultima voce di una grande tradizione decorativa ormai esausta. Nell'abside il tono artistico della chiesa risale decisamente. Decorano le pareti due grandi tele del primo Seicento, qui adattate e provenienti da altro edificio sacro. Rappresentano l'Adorazione dei Magi e la Presentazione di Gesù al Tempio. Si tratta di due buoni lavori di prevalente effetto decorativo; questo tipo di soluzioni si possono trovare lell'Aliense.

ALTARE MAGGIORE

L'altare Maggiore è opera di Pietro Danieletti che ha lasciato la sua firma dietro il S. Paolo di destra. E' suo anche il bassorilievo che decora il paliotto e che si ritrova frequentemente negli altari della diocesi innalzati in questo periodo. Vi è rappresentato il Cristo che consegna le chiavi a Pietro. Completa la decorazione dell'abside una tela rappresentante Gesù dolorante con i Ss. Pietro, Paolo e Maria Maddalena. Sembra appartenere alla fine del Cinquecento e presenta un interessante paesaggio in cui si vuol riconoscere un ipotetico scorcio della Noventa di allora.

CONCLUSIONI

Questa è nell'insieme la decorazione della chiesa, la quale, anche se non è ricca di capolavori, possiede numerose opere artisticamente interessanti e soprattutto un insieme mai turbato da intromissioni disorganiche, ed una sua serena e luminosamente distesa spazialità in cui pare ritrovare l'eco di quella misura ampia e riposante che presiede alla stessa distribuzione di Noventa come paese.

SAGRATO

Il sagrato antistante alla chiesa, privo da qualche decennio dei "muretti" che lo delimitavano (era area cimiteriale sino al 1830), appare ai nostri giorni come un solido basamento all'architettura della faccaiata; è in marmo rosa di Varegno con corsie centrali e laterali in marmo rosso di Asiago, copre una superficie di 390,559 mq. Il sagrato è stato completamente rifatto nel 2001.

CAMPANILE

A fianco nord della chiesa si slancia verso il cielo il "curiosissimo campanile" in stile moresco con motivi gotico - veneziani. Fu innalzato su una parte a torre più vecchia nel 1854 - 57 per iniziativa del parroco Mons. Moda e su progetto del prof. Pietro Calcinardi di Desenzano. Poiché l'originale campanile fu innalzato sul basamento del vecchio, si dovette allegerirlo di molti ornamenti e accorciarlo di alcuni metri rispetto al progetto originale. Se un fortunale il 27 settembre 1942 fece crollare la balaustra sopra la torre campanaria (pergolo di costozza), privando il campanile di un elemento di vistosa eleganza, il tempo logorò l'affresco dei numeri delle ore all'esterno, e nell'interno è fermo il complesso macchinario dell'orologio. Per la sua altezza e originalità è divenuto un elemento caratteristico del paesaggio di Noventa. Il campanile è alto m. 56; per 22 metri è a forma di torre, poi continua con la cella campanaria che si adorna di alti finestroni gotici finemente lavorati: sulla piattaforma quadrata che copre la cella si alza poi su base ottagonale per circa 10 metri la restante torre sormontata da una cupoletta su cui si innalza leggera una torretta rotonda: la croce cristiana ricamata in ferro è la parte più alta. La sommità della torre ricorda vagamente un minareto arabo. Il campanile è il pezzo architettonico più bello dell'ottocento a Noventa. Nella cella campanaria sono sistemate su travi di ferro le 5 campane dal bel suono argentino. La più grande ha il diametro di m 1,20 e il battaglio è lungo m. 1,30. Sul bronzo sono incise le figure dei Ss. Pietro e Paolo, di S. Luca e S. giovanni Evangelista, del Crocefisso e dell'Ostia santa, tutte lavorate in bassorilievo. Le parole incise sono: "Venite adoremus - Venite adoriamo il Signore".

ORGANO

L'organo fu costruito alla fine del secolo scorso dall'organaro padovano Domenico Malvestio. Egli utilizzò ampiamente materiale più antico proveniente da un altro strumento che verosimilmente, era quello che, dal '700, esisteva a Noventa. Gli ultimi lavori di revisione generale - eseguiti dalla ditta F. Michelotto di Albignasego - hanno messo in luce parecchie file di canne, anzi cinque interi registri, siglati col marchio caratteristico di Gaetano Callido. Nell'assieme di circa 1.100 canne i registri callidiani costituiscono circa il 30%. Tra il 1896 - 1903 fu affidato al Malvestio l'incarico di ricostruire l'organo, che fu inaugurato, nel 1898 o forse l'anno seguente, con un concerto del grande Lorenzo Perosi.

Immagini della chiesa

NOMI ILLUSTRI

GIOVANNI SANTINI

Nato a Caprese (Arezzo) il 30 gennaio 1787, morto a Noventa il 26 giugno 1877. Fu uomo di scienza: meritò di essere direttore della Specola di padova, professore e Rettore dell'Università. Qui a Noventa abitò per molti anni nella villa ora Saccomani. Di Noventa non fu solo "cittadino integerrimo" ma anche dal 1866 al 1875 "Sindaco zelante e autorevole. Di lui si ricorda anche la religiosità: fu "cristiano illuminato e sincero"; beneficò con il suo largamente il prossimo. Fu un uomo completo a servizio di tre ideali: Scienza, Patria, Religione. Come studioso lasciò cataloghi stellari tra i più pregiati dell'epoca, nonché un trattato di astronomia che è considerato fondamentale e insuperato in Italia. Il suo corpo riposa nel cimitero di Noventa.

ANGELO AGNOLETTO

Nato a Noventa il 13 novembre 1745; studiò nel Seminario di Padova. Dopo essere stato ordinato sacerdote, insegnò per alcuni anni nelle scuole dello stesso Seminario. Si laureò in Teologia e nel 1774 ottenne la Cattedra di Storia sacra (cioè storia biblica) che insegnò per 10 anni. Poi occupò la Cattedra di Teologia dogmatica fino al 1813 con grande onore. Fu un valente latinista. Scrisse un'opera teologica che si trova nella Biblioteca del Seminario. Sulle sue virtù esistono molte testimonianze di scrittori e sacerdoti che lo conobbero, prima fra tutte quella di Niccolò Tommaseo che lo chiama "esemplare di pura povertà, di modestia dignitosa ... di dotta eleganza. Morì il 6 agosto 1831. Rimase il più grande figlio di Noventa: di lui si trova menzione in molte opere di di storia teologica ed anche (unico noventano!) nell'Enciclopedia Italiana.

ANDREA URBANI

Pittore veneziano nato nel 1711. Lavorò a udine, nel Duomo ed in palazzi, a Venezia, a Padova. Dovette avere in vita una notevole fama, dimostrata dal viaggio compiuto tra il 1760 ed il 1763 alla Corte di Russia, a Pietroburgo, ove lavorò come pittore e scenografo. L'attività pittorica di Andrea Urbani risalta soprattutto nella decorazione di numerose ville venete, da Rovigo a Vicenza, da Stra a ... Noventa: nel nostro paese infetti ben tre stupende ville furono affrescate dall''rbani, la Grimani-Valmarana, la Giustinian-Destro, la Manzoni, che rappresentano, specie le prime due i capolavori dell''rbani, i segni maggiori del suo estroso ingegno.

ELENA VALMARANA

Elena Vendramin Calergi nacque in Venezia il 25 aprile 1807. Giovanissima andò sposa al Co. Andrea Valmarana. La sua vita serena e felice venne presto rattristata dalla certezza che mai avrebbe potuto avere figli: fu allora che riversò in abbondanza il suo amore e i suoi averi nei poveri e malati. A meno di cinquant'anni restò vedova. Ogni sventura la trovò sempre presente e pronta con il suo aiuto: così durante la famosa alluvione del 1882 per la rotta del Brenta a Limena, aprì la sua villa di Noventa alle tante famiglie di fittavoli e paesani, più di un centinaio; provvide anche al vitto. Fra tutti i bisognosi la sua predilezione fu sempre però per le giovani sordomute. Si appassionò ai problemi della loro istruzione, si interessò alla loro vita. Da questo amore scaturì quella vocazione testamentaria per cui, in morte, legò gran parte del suo patrimonio e la stessa villa di Noventa all'istituzione di un'opera per l'istruzione e il mantenimento delle sordomute. Morì il 18 gennaio 1894.

MONS. ANTONIO SCARANTE

Nato a Marsango il 30 gennaio 1873

Parroco di Noventa

Vescovo di Faenza

Morto a Faenza il 7 dicembre 1944; i suoi funerali a causa della guerra si tennero a circa sei mesi dalla morte (non gli era rimasto nulla, perché sempre povero tutto diede ai poveri; i pochi abiti logori, superstiti, furono distribuiti ai sacerdoti bisognosi e ai medici della sua città). Ricordato per la sua grande bontà, per la santità della sua vita, per l'umiltà.

Cenni Storici

Noventa è ancora oggi, in epoca di grande espansione industriale e di rapida trasformazione edilizia, uno dei più conservati paesi della "riviera" ed uno dei più belli, in senso assoluto della campagna veneta. Ciò lo si deve alla presenza di numerose ville antiche ma anche di particolare conformazione del paese che presenta ancora larghe zone di verde tra i nuclei abitati. Alcune delle sue antiche ville, inoltre, sono disposte lungo assi panoramici di particolare bellezza, come quello che include la chiesa Parrocchiale, e Noventa si presenta quindi da più parti con larghe visuali accoglienti. Eppure questo centro, che per la sua struttura può essere ritenuto esemplarmente moderno, ha origini molto antiche. Noventa è nominata già nel 917, insieme ad altri paesi del contado padovano, in un diploma di Berengario, in cui l'imperatore confermava ai canonici di Padova la proprietà dei beni esistenti in quei territori. La ritroviamo citata nel 964 in un documento del vescovo Ildeberto e ancora nel 1027 e 1055 in altre carte riguardanti l'imperatore Corrado II. Nel 1054 il vescovo di Padova Bernardo donava ai Canonici quattro masserie sulla riva del brenta con l'obbligo di provvedere con il ricavato delle vendite all'illuminazione del Duomo. Nel 1095 Noventa è nominata ancora per l'esistenza di un porto sul Brenta e per le gabelle che vi si pagavano. Un tempo infatti il Brenta scorreva molto prossimo al paese presso l'attuale villa ex Valmarana, e solo le successive e relative recenti rettifiche fatte al suo corso l'hanno separato da Noventa. Allora la località era la più comoda per il movimento delle merci dirette a Padova, tanto è vero che, nel 1209 i padovani scavarono un canale, l'attuale Piovego, per congiungere il corso del Brenta alla città. Successivamente le notizie su Noventa si fanno più particolareggiate. Nel 1239 Agnese, sposa di Federico II fu ospite in un castello che qui sorgeva. Si dice che lo stesso imperatore qui venisse volentieri a caccia. Più tardi il castello dei Dalesmanini fu atterrato da Ezzelino e le sue rovine si vedevano ancora nel secolo XV. Sorgeva ove si trova ora la villa ex Valmarana. E' soprattutto a partire dal secolo XV che Noventa si popola di nuove dimore e ville famose. Dal rifacimento di un edificio cinquecentesco è stata per esempio ricavata la settecentesca villa Cappello - Collizzolli a fianco della canonica: nel 1508 si stabilì a Noventa un convento di frati del 3° ordine francescano, che aveva sede davanti l'odierno municipio e che venne soppresso nel 1769. Origini secentesche ha la villa Todeschini (restaurata nel 1733 e nel 1814), ma in particolare nel Settecento sono cresciuti numerosi edifici, prima fra tutti la villa Giovanelli; di seguito la villa Grimani-Valmarana, la villa ex Giustiniani, la villa Manzoni, la villa Saccomani, con l'osservatorio costruito nel secolo scorso dall'astronomo Giovanni Santini ecc...

Immagini del paese

LA CHIESA

La sua importanza è certo collegata alla floridezza ed all'elevata vita spirituale del centro. In questo paese frazionato in tante proprietà la chiesa fu per secoli l'unico luogo pubblico, e che la sua bellezza nata da tutto che l'arte più aristrocatica poteva mettere a disposizione, era anche ciò che più concretamente la classe più ricca metteva a disposizione di quella più povera. Ma non è tutto, la chiesa è il luogo dove si perpetuano i ricordi più cari e più sacri di una vita: le nascite, le feste, i lutti, il luogo ove si assomamno e si riconoscono le memorie delle generazioni. Si pensi al significato di una immagine, di una statua e di un altare, che i padri, i figli, i nipoti di una comunità hanno fissato, uguale, nelle vicissitudini del tempo. La prima notizia di una chiesa a Noventa, dedicata ai Ss. Pietro e Paolo, si ricava da una visita pastorale del 1454. Il centro era divenuto sede di parrocchia nel 1453. La chiesa era allora di dimensioni piuttosto modeste ed aveva la facciata rivolta a occidente (al contrario di adesso). L'attuale chiesa venne costruita nel 1747, e, dedicata pure ai Ss. Apostoli Pietro e Paolo, venne consacrata il 6 luglio 1749 dal Cardinale Carlo Rezzonico, poi Papa col nome di Clemente XIII. Non ne conosciamo l'autore della struttura architettonica che non dovette essere tuttavia di mediocre capacità e che diede all'edificio un'impronta molto semplice seguendo il gusto classicheggiante che si ritrova nei maggiori architetti veneti di questo periodo come il Massari o il Preti. La facciata è molto equilibrata entro un disegno elementare delle parti che la compongono: i pilastri, il portale, le nicchie, il timpano. Una particolare attenzione meritano il coronamento del portale e le curve cornici di gusto rococò che decorano sia il timpano che le superfici speculari della facciata. Anche le nicchie e le statue recano un movimento chiaroscurale all'insieme. Le fonti assegnano queste statue, e quelle sopra il timpano, allo scultore padovano Pietro Danieletti che è pure l'autore dell'altar maggiore all'interno, ma a ben guardare si nota una certa differenza tra le due statue delle nicchie, gli angeli del portale, e le figure del coronamento. Sono queste ultime infatti ad avere più strette analogie con quelle interne dell'altare e con le opere in genere del Danieletti mentre le prime due mostrano grandi affinità con opere di un altro scultore molto attivo nei primi decenni di quel secolo nel padovano: Giovanni Bonazza.

INTERNO

ll'interno la chiesa presenta una navata unica, di forme rettangolari, spaziosa e luminosa, coperta da un soffitto piano appena curvato ai lati verso le pareti. Originariamente l'interno era ancora più semplice, perché mancavano le incorniciature dipinte che sono state eseguite nel 1953. La parete d'ingresso è movimentata dall'alto organo e da una cantoria che si distende lungo quasi tutta la larghezza della chiesa con un lieve movimento curvo. Su questa cantoria si trovano tre tele rappresentanti la "Moltiplicazione dei pani e dei pesci", "Cristo e l'adultera" e "L'incontro con Zaccheo". Sono opera di pittore settecentesco di cui si ignora il nome. Entrando nella chiesa va subito notata l'acquasantiera di sinistra, del secolo XVI, molto elegante che, insieme ai cancelli del Fonte Battesimale ed alla balaustrata, appartenevano al Convento Francescano di cui abbiamo fatto cenno. Su una nicchia alta nella parete si trova una Madonna con Bambino, in marmo, che si può attribuire con certezza a Giovanni Bonazza. A Noventa G. Bonazza scolpì anche alcune statue in pietra nel giardino di villa Cappello. Questa Madonna che può essere datata intorno al 1710 è una delle sue opere più belle nel genere: alla raffinatezza estrosa del rococò unisce una particolare semplicità e cordialità di espressione. La statua si trovava un tempo sull'altare a sinistra dell'abside ove ora è posta la statua di S. giuseppe. Sulla parete di destra invece, dirimpetto alla Madonna del Bonazza, abbiamo una tela con la Madonna del Carmine tra vari Santi che intercede per le anime purganti; l'opera pur essendo di qualche interesse, non presenta pregi notevoli. Segue l'altare della Madonna, un tempo dedicato a S. Giovanni Battista, del 1580. L'altare successivo dedicato a S. antonio, serviva un tempo al culto dei Ss. Sebastiano e Rocco. Ricordiamo infine la Via Crucis, opera ottocentesca, datata 1869 secondo una nota del registro parrocchiale. La stessa nota attribuisce la Via Crucis a Francesco Hayez, e l'attribuzione è di un certo interesse anche se mancano dati più sicuri, perché ci rivela che si ebbe anche in passato coscienza della qualità di tali opere. Il Crocifisso che si venerava assieme ai Ss. Antonio e Bovo dove ora c'è l'altare dedicato al Sacro Cuore, si trova nel presbiterio e prima ancora era stato messo nell'Antisagrestia, proviene dall'oratorio dei Muneghina.

SOFFITTO

Nel soffitto abbiamo un grande affresco che rappresenta il Martirio e il Trionfo dei Ss. Pietro e Paolo. Si tratta di un'opera che conserva ancora certi caratteri tardosettecenteschi affini alla pittura di G.B. Canal. Ritroviamo in questi dipinti l'ultima voce di una grande tradizione decorativa ormai esausta. Nell'abside il tono artistico della chiesa risale decisamente. Decorano le pareti due grandi tele del primo Seicento, qui adattate e provenienti da altro edificio sacro. Rappresentano l'Adorazione dei Magi e la Presentazione di Gesù al Tempio. Si tratta di due buoni lavori di prevalente effetto decorativo; questo tipo di soluzioni si possono trovare lell'Aliense.

ALTARE MAGGIORE

L'altare Maggiore è opera di Pietro Danieletti che ha lasciato la sua firma dietro il S. Paolo di destra. E' suo anche il bassorilievo che decora il paliotto e che si ritrova frequentemente negli altari della diocesi innalzati in questo periodo. Vi è rappresentato il Cristo che consegna le chiavi a Pietro. Completa la decorazione dell'abside una tela rappresentante Gesù dolorante con i Ss. Pietro, Paolo e Maria Maddalena. Sembra appartenere alla fine del Cinquecento e presenta un interessante paesaggio in cui si vuol riconoscere un ipotetico scorcio della Noventa di allora.
CONCLUSIONI

Questa è nell'insieme la decorazione della chiesa, la quale, anche se non è ricca di capolavori, possiede numerose opere artisticamente interessanti e soprattutto un insieme mai turbato da intromissioni disorganiche, ed una sua serena e luminosamente distesa spazialità in cui pare ritrovare l'eco di quella misura ampia e riposante che presiede alla stessa distribuzione di Noventa come paese.

SAGRATO

Il sagrato antistante alla chiesa, privo da qualche decennio dei "muretti" che lo delimitavano (era area cimiteriale sino al 1830), appare ai nostri giorni come un solido basamento all'architettura della faccaiata; è in marmo rosa di Varegno con corsie centrali e laterali in marmo rosso di Asiago, copre una superficie di 390,559 mq. Il sagrato è stato completamente rifatto nel 2001.

CAMPANILE

A fianco nord della chiesa si slancia verso il cielo il "curiosissimo campanile" in stile moresco con motivi gotico - veneziani. Fu innalzato su una parte a torre più vecchia nel 1854 - 57 per iniziativa del parroco Mons. Moda e su progetto del prof. Pietro Calcinardi di Desenzano. Poiché l'originale campanile fu innalzato sul basamento del vecchio, si dovette allegerirlo di molti ornamenti e accorciarlo di alcuni metri rispetto al progetto originale. Se un fortunale il 27 settembre 1942 fece crollare la balaustra sopra la torre campanaria (pergolo di costozza), privando il campanile di un elemento di vistosa eleganza, il tempo logorò l'affresco dei numeri delle ore all'esterno, e nell'interno è fermo il complesso macchinario dell'orologio. Per la sua altezza e originalità è divenuto un elemento caratteristico del paesaggio di Noventa. Il campanile è alto m. 56; per 22 metri è a forma di torre, poi continua con la cella campanaria che si adorna di alti finestroni gotici finemente lavorati: sulla piattaforma quadrata che copre la cella si alza poi su base ottagonale per circa 10 metri la restante torre sormontata da una cupoletta su cui si innalza leggera una torretta rotonda: la croce cristiana ricamata in ferro è la parte più alta. La sommità della torre ricorda vagamente un minareto arabo. Il campanile è il pezzo architettonico più bello dell'ottocento a Noventa. Nella cella campanaria sono sistemate su travi di ferro le 5 campane dal bel suono argentino. La più grande ha il diametro di m 1,20 e il battaglio è lungo m. 1,30. Sul bronzo sono incise le figure dei Ss. Pietro e Paolo, di S. Luca e S. giovanni Evangelista, del Crocefisso e dell'Ostia santa, tutte lavorate in bassorilievo. Le parole incise sono: "Venite adoremus - Venite adoriamo il Signore".

ORGANO

L'organo fu costruito alla fine del secolo scorso dall'organaro padovano Domenico Malvestio. Egli utilizzò ampiamente materiale più antico proveniente da un altro strumento che verosimilmente, era quello che, dal '700, esisteva a Noventa. Gli ultimi lavori di revisione generale - eseguiti dalla ditta F. Michelotto di Albignasego - hanno messo in luce parecchie file di canne, anzi cinque interi registri, siglati col marchio caratteristico di Gaetano Callido. Nell'assieme di circa 1.100 canne i registri callidiani costituiscono circa il 30%. Tra il 1896 - 1903 fu affidato al Malvestio l'incarico di ricostruire l'organo, che fu inaugurato, nel 1898 o forse l'anno seguente, con un concerto del grande Lorenzo Perosi.

Immagini della chiesa

 

NOMI ILLUSTRI

GIOVANNI SANTINI
Nato a Caprese (Arezzo) il 30 gennaio 1787, morto a Noventa il 26 giugno 1877. Fu uomo di scienza: meritò di essere direttore della Specola di padova, professore e Rettore dell'Università. Qui a Noventa abitò per molti anni nella villa ora Saccomani. Di Noventa non fu solo "cittadino integerrimo" ma anche dal 1866 al 1875 "Sindaco zelante e autorevole. Di lui si ricorda anche la religiosità: fu "cristiano illuminato e sincero"; beneficò con il suo largamente il prossimo. Fu un uomo completo a servizio di tre ideali: Scienza, Patria, Religione. Come studioso lasciò cataloghi stellari tra i più pregiati dell'epoca, nonché un trattato di astronomia che è considerato fondamentale e insuperato in Italia. Il suo corpo riposa nel cimitero di Noventa.

ANGELO AGNOLETTO

Nato a Noventa il 13 novembre 1745; studiò nel Seminario di Padova. Dopo essere stato ordinato sacerdote, insegnò per alcuni anni nelle scuole dello stesso Seminario. Si laureò in Teologia e nel 1774 ottenne la Cattedra di Storia sacra (cioè storia biblica) che insegnò per 10 anni. Poi occupò la Cattedra di Teologia dogmatica fino al 1813 con grande onore. Fu un valente latinista. Scrisse un'opera teologica che si trova nella Biblioteca del Seminario. Sulle sue virtù esistono molte testimonianze di scrittori e sacerdoti che lo conobbero, prima fra tutte quella di Niccolò Tommaseo che lo chiama "esemplare di pura povertà, di modestia dignitosa ... di dotta eleganza. Morì il 6 agosto 1831. Rimase il più grande figlio di Noventa: di lui si trova menzione in molte opere di di storia teologica ed anche (unico noventano!) nell'Enciclopedia Italiana.

ANDREA URBANI

Pittore veneziano nato nel 1711. Lavorò a udine, nel Duomo ed in palazzi, a Venezia, a Padova. Dovette avere in vita una notevole fama, dimostrata dal viaggio compiuto tra il 1760 ed il 1763 alla Corte di Russia, a Pietroburgo, ove lavorò come pittore e scenografo. L'attività pittorica di Andrea Urbani risalta soprattutto nella decorazione di numerose ville venete, da Rovigo a Vicenza, da Stra a ... Noventa: nel nostro paese infetti ben tre stupende ville furono affrescate dall''rbani, la Grimani-Valmarana, la Giustinian-Destro, la Manzoni, che rappresentano, specie le prime due i capolavori dell''rbani, i segni maggiori del suo estroso ingegno.
ELENA VALMARANA

Elena Vendramin Calergi nacque in Venezia il 25 aprile 1807. Giovanissima andò sposa al Co. Andrea Valmarana. La sua vita serena e felice venne presto rattristata dalla certezza che mai avrebbe potuto avere figli: fu allora che riversò in abbondanza il suo amore e i suoi averi nei poveri e malati. A meno di cinquant'anni restò vedova. Ogni sventura la trovò sempre presente e pronta con il suo aiuto: così durante la famosa alluvione del 1882 per la rotta del Brenta a Limena, aprì la sua villa di Noventa alle tante famiglie di fittavoli e paesani, più di un centinaio; provvide anche al vitto. Fra tutti i bisognosi la sua predilezione fu sempre però per le giovani sordomute. Si appassionò ai problemi della loro istruzione, si interessò alla loro vita. Da questo amore scaturì quella vocazione testamentaria per cui, in morte, legò gran parte del suo patrimonio e la stessa villa di Noventa all'istituzione di un'opera per l'istruzione e il mantenimento delle sordomute. Morì il 18 gennaio 1894.

MONS. ANTONIO SCARANTE

Nato a Marsango il 30 gennaio 1873
Parroco di Noventa
Vescovo di Faenza
Morto a Faenza il 7 dicembre 1944; i suoi funerali a causa della guerra si tennero a circa sei mesi dalla morte (non gli era rimasto nulla, perché sempre povero tutto diede ai poveri; i pochi abiti logori, superstiti, furono distribuiti ai sacerdoti bisognosi e ai medici della sua città). Ricordato per la sua grande bontà, per la santità della sua vita, per l'umiltà.

Parrocchia Santi Pietro e Paolo
Via Roma, 28 Noventa Padovana - 35027 - Padova
Parrocchia:  349 8830348 - Patronato: 345 0873690 - Scuola dell'infanzia Sacro Cuore: 049 625476 - Ex Cinema: 370 3541711